Dal
1896 – Luigi Bon
– R.D. Istitutivo –
Le Istituzioni –
Storia di un centro
sociale – Scuola
di orientamento musicale –
Scuola
di educazione musicale – La
Filodrammatica – Scuola
di disegno – Sezione
rurale – Dopolavoro
– Asilo infantile –
Scuola di economia
domestica e cucito – Gruppo
calcistico Colugna – Gruppo
tennis Colugna – Gruppo
basket
La
musiche la si sint
par naturàl istint ...
Colugna
è al confine del Comune di Tavagnacco: di qua Colugna con il
campanile della Chiesa di Pietro e Paolo, di là il Comune di
Udine con la Chiesa di Sant'Antonio della borgata cittadina dei
Rizzi. C'è un confine amministrativo, ma le due borgate
crescono insieme con molti dei loro abitanti pendolari per lavoro in
città e occupati nei primi stabilimenti industriali sorti
nelle vicinanze nell'ultimo ventennio dell'Ottocento. All'inízio
sono i frati del piccolo convento di Colugna a soccorrere le famiglie
dei lavoratori in difficoltà, ma poi subentra lo spontaneo
spirito di difesa che fa nascere sodalizi mutualistici, cooperative,
leghe tra operai e contadini.
Il 24 giugno 1895 si forma a Colugna
la Società Filarmonica e Corale, di mutuo soccorso ed
istruzione, che si realizza con la fusione dei preesistenti gruppo
corale e banda musicale. È la prima "luce culturale"
che dovrà illuminare per quasi un secolo lo sviluppo delle
comunità di Colugna e dei Rizzi.
Due comunità in
continuo fermento dovuto anche alla progressiva formazione della
civiltà industriale. Nella stessa piccola Colugna le
iniziative spesso si accavallano con un certo spirito di emulazione,
frammisto alla piccola polemica paesana. Ricordiamo un episodio
entrato nella cronaca.
Nel luglio del 1913, in occasione delle
celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Verdi, Colugna
programma tre giorni di gran festa e lo scoprimento dei busto
dedicato al celebre musicisa nel cortiletto delle scuole elementari.
Alla domenica c'è il gran ballo con l'orchestra del maestro
Marcotti della «Rotonda» di Udine. Che ci sia stato
sempre a Colugna spirito di contestazione lo si capisce dalle note di
cronaca apparsa sul giornale «Patria del Friuli»: «Il
ballo continuò fin tardi: e non è meraviglia, perchè
l'orologio del campanile è fermo, non volendosi dare le chiavi
per montarlo al santese vecchio, mentre il nuovo santese è
riconosciuto ufficialmente. Piccola disarmonia nell'armonia del
paese!».
La Filarmonica è il primo esempio di
solidarietà e socialità paesana, perchè vive
autonomamente, viene finanziata dai soci e dagli stessi musicanti;
non manca, però, l'intervento paternalistico del più
importante latifondista della zona del Cormôr e testimone di
un'impresa edile, Leonida Rizzani di Feletto. E Rizzani per la sua
munificenza diventa prima socio benemerito e poi presidente onorario
della Filarmonica.
Appena diciassettenne con il diploma di
ragioniere conseguito all'Istituto Tecnico «Zanon» di
Udine, Luigi Bon, figlio di un commerciante di prodotti alimentari di
Colugna, inizia la sua carriera presso la Banca di Udine che lo
porterà con sessantadue anni di attività, ai vertici
più alti della dirigenza di quella che diventerà poi la
Banca del Friuli. Sarà un manager della finanza di chiara
dottrina e altissimo costume morale. Ma la gente di Colugna lo scopre
però suo leader sin da giovane e lo vuole presidente
della Filarmonica, cui si affiancano ben presto la Filodrammatica e
poi la biblioteca circolante. Negli anni immediatamente successivi
alla prima guerra mondiale la gente di Colugna lavora per il 34 per
cento nell'industria, per il 30 per cento nell'agricoltura, per il 25
per cento nell'artigianato, e per l'11 1 per cento nei servizi.
Evidentemente c'è una necessità di migliorare le
condizioni di vita con una migliore istruzione professionale e una
serena occupazione del tempo libero. E nel 1923 Bon fonda la scuola
professionale di disegno.
Corrono i tempi di una certa ostilità
tra Stato e Chiesa e a Colugna negli anni '20 è viva la
concorrenza tra le istituzioni civili e quelle clericali: così
sorge una filodrammatica parrocchiale e anche una squadra di calcio
parrocchiale. Luigi Bon per dare una immagine solida e unica delle
istituzioni civili, di cui è presidente (corpo bandistico,
scuola di disegno, scuola di cucito, filodrammatica, biblioteca,
asilo infantile) fonda un'associazione con varie sezioni, ognuna con
un responsabile.
Nasce così nel 1925 l'Associazione delle
istituzioni di beneficenza ed istruzione di Colugna e dei Rizzi. É
Bon a trovare i fondi per l'acquisto del terreno su cui costruire la
sede sociale con scuole professionali, asilo infantile e un bel
teatro, omaggio gentile alla vocazione teatrale e musicale della
gente e, in particolare, a Irma Blarzino, primadonna della
Filodrammatica.
La nuova associazione aderirà all'Opera
Nazionale Dopolavoro (Ond), organizzazione dopolavoristica del regime
fascista.
L'idea di un centro sociale polifunzionale riescesce a
mobilitare tutta la popolazione di Colugna e dei Rizzi, che si
incontra alla sera e nei giorni festivi per dividersi i compiti: i
contadini con i carri raccolgono ghiaia e sassi nel Torre e nel
Cormor, i manovali formano i blocchi di cemento, mentre i muratori
edificano. Il medico condotto Lodovico Castellani diventa impresario
edile, Luigi Rizzi, consigliere comunale a Udine, in rappresentanza
della frazione dei Rizzi, progetta la costruzione e si fa direttore
tecnico dei lavori. Dimostrando uno spiccato spirito di indipendenza
ed iniziativa nel giro di un anno la popolazione di Colugna
costruisce un ampio fabbricato di stile liberty con un teatro,
vanto dell'intera comunità. L'interno è composto di due
sale a piano terreno: una ad uso asilo, l'altra, più ampia, a
teatro; le sale superiori sono destinate alla biblioteca ricca di
duemila volumi e alla scuola professionale di disegno conil materiale
didattico donato dal Cotonificio Udinese. Il teatro comprende un
vasto palcoscenico, una loggia superiore e vani annessi, capienza 105
persone; il velario e l'arredamento sono opera del tappezziere
udinese Carlo Mattiussi. Spicca «veramente regale» al
centro della sala del teatro un lampadario scolpito in legno e oro,
opera del maestro della scuola di disegno, Salvatore Rizzi. Nel
vestibolo e nella prima sala si possono, poi, ammiraredue lampadari
in ferro battuto offerti dall'artigiano Antonio Dell'Oste e un'altra
lampada in ferro battuto è opera di un giovane di Rizzi,
Mindotti, allievo di quel grande artigiano udinese, che si chiama
Alberto Calligaris.
Domenica 27 giugno 1926 alla vigilia della
ricorrenza di San Pietro e Paolo, patroni di Colugna,
l'inaugurazione.
«Un
festoso scampanio dei campanili delle due chiese di Rizzi e Colugna
annuncia l'inizio di una solenne cerimonia: l'inaugurazione della
nuova munifica sede delle Istituzioni di beneficienza e di
istruzione, che affratellano in semplice e solidale concordia le
popolazioni dei due paesi contermini. Alle 9,30 giunge a Colugna
l'Arcivescovo, Anastasio Rossi per la benedizione dell'edificio.
È
ricevuto da tutta la popolazione locale con in testa il presidente
Luigi Bon. Si forma un imponente corteo che, preceduto dalla banda,
di cui è provetto ed appassionato direttore il maestro
Giuseppe Lirussi, attraversa il paese e giunge nel magnifico piazzale
dedicato a Giuseppe Verdi ove sorge il fabbricato. Qui gli ospiti
sono ricevuti dal dottore Lodovico Castellani e dai membri del
consiglio di amministrazione. Tra un allegro scampanio risuonano
applaudite le note della Marcia Reale e, quindi, c'è il
discorso di Bon, che fa la storia dell'Associazione da lui
presieduta.
E l'Arcivescovo plaude alle istituzioni promosse dalla
Filarmonica; rileva come da essa dipendano i capisaldi del benessere
sociale e cioè: educazione istruzione, lavoro e risparmio.
Segue «una visita» alle varie sale dell'edificio e quindi
alle autorità è servito un signorile rinfresco durante
il quale vengono rinnovati i più fervidi voti per il sempre
maggior incremento di così benefiche istituzioni.
Nel
pomeriggio si svolgono con intervento di numeroso pubblico, venuto
anche dalla città i festeggiamenti popolari rallegrati tanto a
Colugna come ai Rizzi dalle bande di Colugna e di Plaino e dal Corpo
Corale.
Alla sera l'inaugurazione della sala teatrale, con la
recita da parte della ottima compagnia della Filologica della bella
commedia «Par la Patrie» e di un indovinato monologo
della farsa «Un truc di gnôve date». Tutti i
provetti artisti sono calorosamente applauditi da un affollatissimo
pubblico che gremisce il teatro.
Dopo lo spettacolo viene offerta
una sontuosa cena nella sala del ristorante da Giacinto
Lazzarini.
L'animazione dura fino a tarda notte così a
Colugna come ai Rizzi, i due paesi uniti in così mirabile
concordia di intenti e di nobili aspirazioni» (dal
«Giornale del Friuli» del 29 giugno 1926).
Il 6
novembre 1936 su proposta del vice direttore della Banca del Friuli,
Giuseppe Zilio si forma un fondo in denaro per il sostegno delle
Istituzioni di Colugna. La proposta avviene per festeggiare i
trent'anni di anzianità di servizio del direttore Luigi Bon,
che è presidente, pure da un trentennio, delle Istituzioni di
Colugna e Rizzi. La Banca del Friuli mette a disposizione del fondo
2000 lire e 1000 lire le mette l'amministrazione del Cotonificio
Udinese: a queste offerte si uniscono i dipendenti della Banca con
una lira ciascuno. Con l'offerta conclusiva di 2000 lire da parte di
Bon sorge la Fondazione che prende il nome dello stesso fondatore
Luigi Bon: capitale versato 7000 lire, investito poi in titoli di
«Rendita Italiana 5%» e più tardi in azioni della
«Friuli».
«Tutte le ulteriori assegnazioni
periodicamente fatte dal fondatore in conto capitale andranno ad
aumentare il patrimonio della Fondazione e soltanto le rendite
potranno essere spese per gli scopi dell'Ente». Da esperto
e avveduto dirigente della Banca del Friuli, trasferisce nel
patrimonio della Fondazione anche la sua grande fiducia sulla banca e
sul deposito a risparmio. «Il risparmio - scrive Bon - è
un fattore dinamico del progresso economico, capace di creare nuovo
risparmio nel rispetto della formula: produrre di più per
consumare di più e risparmiare di più».
Il
denaro - secondo lui - va affidato alla banca, perchè esso lo
possa destinare con oculata prudenza a utili e sane iniziative,
nell'interesse generale. Parole sante e ben rispettate, se la
Fondazione potrà acquistare nel 1938 nuovi terreni e costruire
nuovi edifici per altre sette aule per le scuole e l'asilo.
Sono
tali e tante le garanzie e la fiducia degli amministratori che non ci
si preoccupa di ufficializzare per la Fondazione e l'Associazione il
riconoscimento giuridico. Solamente quando si corre il grave rischio
che tutti i beni mobili ed immobili vengano trasferiti d'autorità
all'Ente Comunale di Assistenza si inizia la pratica del
riconoscimento giuridico di Ente morale con autonomia patrimoniale.
«Trasformarsi da proprietari ad affittuari sarebbe davvero
sconfortante» scrive Bon e tramite l'appoggio del
Provveditore agli Studi, Ciro Bortolotti, molto conosciuto tra gli
studenti dell'Istituto Tecnico «Zanon» di Udine, fucina
di bravi ragionieri ed amministratori, la causa di Bon viene
caldamente perorata a Roma presso il Ministero dell'educazione
nazionale.
Soltanto con Regio Decreto del 24 maggio 1943,
pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 150 del 1 luglio
1943, il riconoscimento giuridico arriva, firmato Vittorio Emanuele
III, re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia.
Così
nasce l'Ente «Istituzioni di educazione ed istruzione
professionale - Fondazione Luigi Bon» di Colugna di Tavagnacco
(art. 1 dello Statúto) con lo scopo di curare e diffondere
l'istruzione professionale e l'educazione a favore degli operai,
artigiani, dei rurali e dell'infanzia. «L'ente mantiene per il
raggiungimento dei suoi fini (art. 2 dello Statuto) corsi maschili di
disegno e cultura professionale, una scuola femminile di economia
domestica, cucito, taglio e ricamo, un asilo infantile.
Inoltre,
ricollegandosi alle sue originarie tradizioni culturali, mantiene,
nei limiti del proprio bilancio, con organizzazione a carattere
dopolavoristico, una scuola di musica, un corpo bandisti- co, una
sala di lettura e biblioteca circolante, una sezione filodrammatica,
una sezione sportiva, una sezione rurale.
Con deliberazione degli
organi competenti e subordinatamente alle disponibilità del
bilancio, dopo aver assicurato il funzionamento dei corsi di cui al 1
o comma del presente articolo, potranno essere attuate altre
iniziative aventi sempre lo scopo di elevare moralmente e
spiritualmente le classi lavoratrici, secondo i principi dello Stato
fascista.
L'Ente (art. 4 dello Statuto), per il raggiungimento dei
suoi scopi, dispone dei seguenti mezzi:
rendita della Fondazione Luigi Bon;
reddito degli immobili di proprietà;
quote mensili dei soci;
tasse o quote di iscrizione e frequenza ai corsi professionali e all'asilo;
contributi di enti pubblici e privati e di singoli benefattori.
Quando
Bon muore, nel 1969, a 82 anni, lascia un libretto di risparmio
intestato alla Fondazione e, in una misura altrettanto munifica
intervengono gli eredi diretti, la moglie Irma Blarzino e la nipote
Giuliana Volpini.
Dopo una breve gestione dell'Associazione delle
Istituzioni da parte del vice presidente Antonio Stella chiamato alla
carica di primo cittadino, presidente diventa Severino Feruglio,
figlio di un'ortolana che durante la prima guerra mondiale aveva
venduto i prodotti degli orti di Colugna e dei Rizzi a Udine in
piazza Mercatonuovo.
Feruglio (cognome notissimo nella frazione di
Feletto Umberto) è divenuto popolare in Friuli come calciatore
militante per un ventennio nella squadra dell'Udinese. La sua
versatilità è tale che, pur diventando famoso come
calciatore, fa altri mestieri: negoziante, impiegato statale,
impresario edile e infine agricoltore. E se tutto ciò non
bastasse partecipa attivamente alla guerra di liberazione,
prigioniero e torturato dai nazisti è, per un periodo, anche
comandante della polizia a Udine.
Come membro del consiglio
direttivo dal 1945 assieme alla moglie Pia Solerti frequenta molto
vo- lentieri il centro ricreativo, i balli e i concerti a Colugna e
conosce da vicino le grandi qualità di uomo e manager del
Cavaliere del Lavoro Luigi Bon. Questi, a sua, volta, lo ammira tanto
da considerarlo «compaesano che si è fatto onore»
e lo segnala come suo successore alla presidenza dell'Ente. Infatti
dopo quasi un biennio di presidenza di Stella (sindaco del Comune di
Tavagnacco), alla vigilia delle feste natalizie del 1961 Severino
Feruglio è nominato presidente delle Istituzioni colugnesi. Ha
42 anni di età e ha ancora tanto entusiasmo e tanto affetto
per il suo vecchio paese da mettersi al lavoro. È un
costruttore e come tale s'interessa subito a ristrutturare tutti gli
edifici del Centro: dal teatro ai locali della scuola materna; sui
quali il tempo si fa sentire. La scuola materna è sempre
aperta, mentre solo per qualche anno si apre la scuola femminile
serale di cucito ed economia domestica. Sino al 1974 funziona la
scuola di disegno, che si chiude per mancanza di allievi. Si passa
all'istituzione del corso di orientamento musicale e d'indirizzo
strumentale-corale, che si ripete ogni anno per diciassette anni;
lascia nel 1991 il posto alla nuova scuola di musica.
Da sportivo
com'è Feruglio nel 1967 riesce ad ottenere dal Comune di
Tavagnacco un terreno, che i soci e altri volontari, lavorando
gratuitamente, trasformano in elegante campo di gioco a disposizione
della sezione sportiva dell'Ente. E così nascerà pure
un campo e il circolo del tennis nel 1991.
In seguito al terremoto
del 1976 i fabbricati dell'Ente sono gravemente danneggiati. Soltanto
nel 1989 può essere varato il progetto di ristrutturazione
dell'architetto Giuseppe Vacchiano che viene ultimato nel 1991 grazie
al finanziamento della Regione Friuli-Venezia Giulia secondo
l'articolo 8 della legge regionale per i beni ambientali n. 30/1977
con la partecipazione delle Istituzioni per la quota parte dei lavori
non compresi dal finanziamento regionale.
Allo scadere del
trentesimo anno di presidenza, Severino Feruglio riesce ad assicurare
la continuità dell'insegnamento della musica con una
convenzione tra l'Ente e il Piccolo Teatro della Città di
Udine.
Colugna non è più un paese di ortolani,
piccoli artigiani, operai, emigranti, ma con una popola zione in gran
parte occupata nel cosidetto terziario, Colugna è un
cuscinetto residenziale tra una zona commerciale e industriale
(Tavagnacco - Feletto Umberto) e una zona sportiva, universita ria e
di richiamo fieristico (Rizzi e Torreano). Il movimento e il flusso
di persone non residenti hanno mutato tradizioni ed abitudini di
Colugna, legandola maggiormente alla città a ai suoi servizi.
Gran parte dei bisogni che la «Fondazione Bon» aveva
soddisfatto sono passati in carico alle istituzioni dello Stato come
la preparazione professionale deì giovani, il soccorso
mutualistico, l'assistenza infantile.
Può anche sembrare
che la Fondazione non abbia più scopi da perseguire, se non ci
fosse tuttora viva nella gente la voglia di associazionismo, il
bisogno della solidarietà, il volontariato e un sempre
crescente bisogno di cultura e di sana ricreazione sia tra giovani
che tra gli anziani.
Il rinnovo dei locali del vecchio centro
sociale costruito negli anni '20 e ristrutturato nel 1991 (progetto
dell'architetto Giuseppe Vacchiano, impresa edile Candido) è
oggi a disposizione della comunità non solo di Colugna ma
della stessa città. Il piccolo teatro di Luigi Bon è
un'ottima struttura dove potrebbero trovare la loro sede i tanti
complessi teatrali udinesi, mentre nei locali sinora adibiti ad asilo
infantile si apriranno grandi spazi per la scuola di musica.
Seguendo
l'esempio di Bon, Feruglio ha valorizzato il cespite della Fondazione
secondo le regole del risparmio affidato alla banca. Grazie
all'oculata amministrazione del fondo oggi le Istituzioni di Colugna
hanno autonomia patrimoniale che permette una nuova programmazione
nel rispetto delle tradizioni della vivace comunità.